Eures, la chiave per trovare lavoro in Europa

Comincia con questo articolo la collaborazione di EACI con Lavoro Facile. Una carrellata sulle attuali possibilità di impiego in Europa e un’intervista a Lucilla Ricci, Eures Adviser presso la Regione Lazio. Se l’Italia e quasi tutti i Paesi che fanno parte dell’Unione europea riescono a tenersi a galla e a guardare al futuro nonostante la crisi scatenata dal coronavirus è perché a Bruxelles – dove batte il cuore politico dell’Ue – si sono prese decisioni che stanno tentando di fare argine. Con provvedimenti che puntano a immettere ingenti risorse finanziarie nelle economie provate dalla pandemia. Che cosa sarebbe successo in mancanza di questa sponda? È una domanda da tenere presente ricordando che prima di Covid-19 c’era chi sosteneva che sarebbe stato meglio uscire dall’Unione e magari rispolverare la lira. Certo, nella storia dell’Europa ci sono scritti anche errori. Per esempio, come a Palazzo Berlaymont hanno affrontato nel 2009 il default della Grecia imponendo pesanti misure ad Atene, e così come le delibere spesso tutt’altro che equilibrate e solidali. E, soprattutto, il costante prevalere della finanza sulla politica.

Risposte europee più forti

Adesso molto è cambiato. Si è capito che o ci si salva insieme oppure insieme si finisce a picco. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, lo ha ribadito più volte e è stata proprio lei ad annunciare che da ottobre 2020 l’Italia avrebbe potuto cominciare a utilizzare i 10 miliardi di euro concessi nel quadro del Programma Sure (https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-and-fiscal-policy-coordination/financial-assistance-eu/funding-mechanisms-and-facilities/sure_it) destinato a ridurre i rischi di disoccupazione nella situazione di emergenza che si è venuta a creare. E poco dopo, sempre a proposito del virus, ha affermato con decisione che “c’è bisogno di rafforzare le risposte europee”.

I pilastri della riscossa

Il programma Sure (Support to mitigate unemployment risk in an emergency), che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2022, è uno dei tre pilastri varati dall’Ue. Gli altri sono il Recovery Fund o Next Generation Ue (https://ec.europa.eu/info/strategy/recovery-plan-europe_it), che prevede per l’Italia circa 209 miliardi di euro (81,4 a fondo perduto e 127,4 in prestito), e il Mes (Meccanismo europeo di stabilità, https://www.bancaditalia.it/media/fact/2019/mes_riforma/index.html) per un importo pari a 36 miliardi di euro.

Quest’ultimo è bloccato dalle divergenze che ci sono nel nostro governo. In verità anche il Recovery Fund deve superare gli ultimi ostacoli a Bruxelles (si pensi all’opposizione di Polonia e Ungheria) e poi essere votato dai parlamenti nazionali.

L’Europa, insomma, ha ben presente che tra i settori da difendere ad ogni costo c’è quello del lavoro. E così, accanto agli stanziamenti, è impegnata a dare una mano alle aziende in difficoltà e a chi è alla ricerca di un impiego, con strutture specializzate.

Tra queste c’è Eures (https://ec.europa.eu/eures/public/it/homepage), il portale europeo della mobilità professionale, che punta a favorire la circolazione delle offerte di impiego all’interno dell’Unione.

CON EURES POSSIAMO AIUTARTI: INTERVISTA A LUCILLA RICCI

Per saperne di più, anche alla luce del complicato momento che sta attraversando il mondo dell’occupazione, ci siamo rivolti a Lucilla Ricci che è Eures Adviser presso la Regione Lazio, Direzione regionale istruzione, formazione, ricerca e lavoro-Area attuazione interventi.

 In questo momento di crisi, con il coronavirus che sembra travolgere tutto e tutti, che cosa significa parlare di Europa e di opportunità di lavoro nell’Unione?

“È indubbio che la pandemia mondiale da Covid 19 ha avuto un impatto significativo sul mercato del lavoro europeo, determinando una forte battuta d’arresto della mobilità professionale in Europa. Stiamo vivendo una fase decisamente difficile per la ricerca di lavoro in un altro Stato Ue; la pandemia ha avuto ripercussioni su ruoli professionali tradizionali, ma in alcuni casi ha anche creato nuove opportunità tanto che molti datori di lavoro in Europa continuano a ricercare personale, soprattutto in determinati settori quali quello digitale, informatico, quello relativo al commercio elettronico, alla scienza e alla salute. Di recente, si sono moltiplicate inoltre le opportunità di lavoro in smart working”.

Come si sviluppano i rapporti di collaborazione di Eures con le istituzioni europee di Bruxelles?

“L’attività della rete Eures è coordinata a livello europeo dalla Direzione generale per l’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione della Commissione europea, anche se entro il 2021, in base al Regolamento Ue 2019/1149, tale attività transiterà nella European labour authority (Ela, https://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=1414&langId=it). Sarà quindi Ela, in accordo con gli uffici di Coordinamento nazionali Eures di tutti gli Stati membri della rete (per l’Italia è Anpal, https://www.anpal.gov.it) a definire il piano di lavoro previsionale Eures per il periodo 2020-2024”.

I giovani italiani in che modo guardano oggi all’Europa?

“Difficile riuscire a definire oggi in modo univoco l’atteggiamento dei giovani verso l’Europa. L’incertezza e la preoccupazione odierne non supportano lo slancio verso l’estero, la pandemia ha sollecitato molti rientri di giovani in mobilità europea, che si trovano ora in attesa di comprendere l’evoluzione della situazione. Nonostante ciò molti di loro, nel tentativo di investire nella propria preparazione e nel disegnare il proprio futuro, continuano ad interessarsi alle opportunità offerte dal mercato europeo perché intravedono le opportunità che l’Europa potrà offrire loro”.

Per quanto riguarda il lavoro, qual è il Paese di maggiore riferimento? Attualmente nel sito di Eures quante chance di lavoro ci sono? Come vengono selezionate?

“Nella piattaforma contenuta nel portale europeo della mobilità professionale Eures sono attualmente presenti più di 2.000.000 di offerte di lavoro. I Paesi che offrono il numero maggiore di opportunità sono Germania, Francia, Belgio, Olanda.  Le ‘vacancies’ presenti all’interno del portale provengono dai membri della rete, in prevalenza pubblici, definiti ai sensi del Regolamento Ue 2016/589”.

E l’Italia riesce ad attrarre i giovani europei? In che misura? E chi arriva da noi che cosa cerca?

“Molti giovani europei si rivolgono al nostro mercato attratti in modo particolare dal settore dell’ospitalità”.

Chi è alla ricerca di un impiego attraverso Eures che cosa deve fare? E a chi vi si rivolge, Eures che tipo di assistenza è in grado di offrire?

“La rete Eures è raggiungibile attraverso varie modalità:

1) sul portale Eures  (https://ec.europa.eu/eures/public/it/homepage, all’interno del quale è possibile visualizzare le opportunità dl lavoro offerte dai Paesi Ue, nonché Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito, si può inserire il proprio cv e metterlo a disposizione dei datori di lavoro interessati alle assunzioni internazionali;

2) si può consultare la sezione relativa alle condizioni di vita e di lavoro nei Paesi Ue;

3) si può accedere alle piattaforme dei programmi ‘Il tuo Primo lavoro Eures’ e ‘Reactivate’, creati dalla Commissione europea al fine di supportare la mobilità professionale attraverso servizi e contributi; 4) si può partecipare alle fiere virtuali del lavoro che consentono ai candidati interessati alla mobilità internazionale di dialogare attraverso chat o video colloqui con aziende alla ricerca di personale in Europa”.

C’è dell’altro?

“Sì, è possibile contattare la rete degli Eures Advisers (https://ec.europa.eu/eures/eures-apps/um/page/public?lang=it#/adviser/search/list) per ricevere informazioni e supporto per la ricerca di lavoro in Europa. Ogni venerdì mattina, infatti, è possibile contattare via chat on line (https://ec.europa.eu/eures/public/it/chat-with-eures-advisers) proprio gli Eures Advisers Ue, che sono a disposizione dei candidati alla mobilità internazionale per fornire notizie e consigli utili sulle modalità di ricerca nei rispettivi Paesi”.

I giovani italiani sono preparati per le opportunità messe a disposizione dai Paesi europei?

Molti giovani che si rivolgono ad Eures hanno un livello di istruzione elevato e buona conoscenza di una o più lingue straniere, ma ci sono anche tanti giovani che non hanno acquisito ancora esperienza professionale e che si avvicinano alla nostra rete pensando ad una esperienza di breve durata che possa introdurli nel mercato e rafforzare le proprie competenze linguistiche. Spesso però manca loro la consapevolezza che flessibilità, adattabilità e disponibilità ad apprendere costituiscono caratteristiche particolarmente importanti per i datori di lavoro. Chi già possiede una esperienza professionale deve invece tenere a mente che è importante evidenziare le eventuali competenze trasversali acquisite per poterle applicandole alle nuove funzioni richieste”.

Qual è l’identikit di coloro che bussano alla porta di Eures?

“La percentuale maggiore di utenza Eures è rappresentata da giovani al termine del percorso di studi, alla ricerca della prima esperienza lavorativa o di una esperienza temporanea, finalizzata all’arricchimento linguistico e culturale. Ma anche molti adulti con esperienza professionale richiedono i servizi Eures per essere supportati nella ricerca di un impiego all’estero al fine di migliorare la propria condizione lavorativa o per cercare un nuovo impiego dopo averlo perso a seguito della crisi economica”.

Che rapporti di collaborazione ci sono tra Eures e le altre istituzioni che in Italia sono impegnate sui temi dell’occupazione (aziende, centri impiego, agenzie per il lavoro, regioni, comuni…)?

“Il servizio Eures viaggia su una corsia doppia che riguarda candidati e aziende, e cerca di fornire servizi ad entrambi, allo scopo di facilitare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro a livello comunitario. Anche se a causa della pandemia non è possibile organizzare incontri informativi e di orientamento, gli Eures Adviser sostengono, attraverso l’organizzazione e gestione di eventi on line, le imprese e i candidati disponibili a lavorare all’estero. Al fine di consentire una diffusione capillare del servizio Eures nell’intero territorio regionale, nell’ambito del personale operante presso i Centri per l’Impiego sono presenti gli Eures Assistant in grado di fornire informazioni relative al servizio ad entrambi i gruppi target di riferimento. L’amministrazione Regionale, infine, di concerto con l’Ufficio di coordinamento nazionale Eures presso l’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (Anpal), svolge il compito di coordinamento generale del servizio Eures sul territorio regionale e ne garantisce il funzionamento”.

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea quali ricadute può avere sui nostri giovani che da sempre guardano al di là della Manica sia per lavoro sia per completare la formazione?

“L’uscita dall’Unione europea della Gran Bretagna sta modificando in parte le abitudini di molti dei nostri giovani, soprattutto di quelli meno qualificati. Le porte potranno rimanere aperte invece per i giovani che potranno vantare qualifiche elevate e ottime competenze linguistiche. Per coloro i quali vorranno approfondire la formazione linguistica o approfittare di una esperienza lavorativa estera potranno rivolgersi all’Irlanda”.

 Cosa bolle nella pentola di Eures? Quali le iniziative in cantiere?

“In questo periodo non risulta possibile organizzare eventi di reclutamento in presenza, ma la rete Eures continua a supportare candidati e aziende. Da poco si è concluso l’International career & employers’ days, l’evento nazionale della Rete Eures, in versione integralmente digitale, che si è svolto sulla piattaforma europea: www.europeanjobdays.eu. Alle due giornate interamente dedicate all’orientamento e al recruiting on line hanno partecipato i servizi per l’impiego (per il Lazio i CpI Cinecittà Roma, CpI Pomezia, CpI Latina e Cpl Marino), aziende, università (sempre per il Lazio l’Università degli studi la Sapienza e  l’Università degli studi di Cassino), enti formativi nazionali e internazionali, reti d’informazione europea come Eurodesk (https://www.eurodesk.it), Enterprise Europe Network (https://een.ec.europa.eu), Epso (https://epso.europa.eu/home_it) e diversi altri info Point. L’evento ha ospitato anche l’International career day del Salone orientamenti di Genova”.

Nel concreto quali i risultati?

“I candidati partecipanti hanno incontrato virtualmente gli espositori e si sono proposti per le offerte di lavoro disponibili, sostenendo colloqui e interagendo, nelle diverse chat dedicate, con gli esperti e i circa 50 consulenti dello Staff Eures dei nove Paesi europei aderenti all’iniziativa (Olanda, Finlandia, Lussemburgo, Malta, Belgio, Danimarca, Slovenia, Svezia, Austria). Le 4.000 persone in cerca di lavoro che si sono registrate all’evento hanno incontrato più di 240 espositori presenti: tra questi circa 150 aziende, piccole e medie imprese italiane e straniere”.