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A cura di Ivana Musiani
Attraverso un certosino lavoro di indagine sulle biografie, uomini e donne del passato tornano a raccontarci le loro storie.

 


Quanti Bauli Mr Burney!

Intervista a Charles Burney*

Quanti bauli Mister Burney! Questo fa pensare che sarà via per molto tempo, lasciando in sospeso quella Storia della Musica a cui teneva tanto.

“Nella speranza di dare un’impronta di originalità o per lo meno di novità alla Storia che avevo in progetto, decisi di soddisfare la mia sete di sapere alla sorgente, e trovare in Italia le fonti che in Inghilterra non avrei mai potuto trovare”.

  Già a Torino?  Le sono occorsi pochi giorni per attraversare la Francia, però non ha mancato di fare sosta a Parigi.

“Dovetti convocare sarto e parrucchiere. L’abito a Parigi tocca il vertice dell’eleganza ed assume un’importanza fondamentale”.

  Ci dica le sue impressioni sulla prima città italiana visitata.

“Torino è una bellissima città. Le strade sono diritte, regolari e ben costruite; la maggior parte è in mattoni chiari che assumono, a distanza, l’aspetto della pietra. Al castello del Valentino potei vedere con gran gioia per la prima volta il Po; non mi era sembrato di essere in Italia finché non avevo potuto ammirare questo celebre fiume”.

  S’è trovato bene a Torino?

“In questa corte regna ora una cupa malinconia, nel quotidiano ripetersi di riviste militari e preghiere; per cui il forestiero trova un’atmosfera tediosa a meno che non giunga durante il carnevale”.

       Eccola a Milano, ha fatto buon viaggio?

“Le strade sono spesso talmente in cattivo stato per la povertà della gente che se ne serve e che cura la manutenzione, da  essere quasi impraticabili. I ricchi non lasciano quasi mai i loro palazzi di città  perciò di rado si rendono conto di questi inconvenienti. Eppure varrebbe la pena, almeno per riguardo agli stranieri, che si curassero un poco di rendere  più comodo il transito non fosse altro che per motivi commerciali”.

  Che ne dice di Milano?

 “E’ una grande, popolosa e antica città; a prima vista tuttavia non presenta nulla di notevole. Le strade sono strette  e irregolari e la  cattedrale chiamata Duomo , che costituisce la principale attrattiva, non è grande quanto me l’aspettavo. Non conosco le sue dimensioni, ma credo che siano inferiori a quelle di parecchie tra le nostre cattedrali gotiche. Stamane mi inerpicai fin sulla cima del Duomo per vedere di là tutte le vanità di questo mondo. Salii con grande fatica perché zoppicavo circa seicento scalini, ma quando giunsi in cima fui deluso, perché avevo immaginato uno spettacolo assai più bello. Non si offrirono al mio sguardo che i tetti delle case coperti di tegole rosse e una fertile pianura interrotta neppure da una collinetta, e solo in lontananza si delineavano le montagne della Svizzera.

  Come ha trovato la situazione della musica?

“La musica è assai coltivata in questa grande e popolosa città”.

  Come se la cava con l’italiano?

 “La lingua qui è assai corrotta. Potei cogliere le seguenti espressioni che non appartengono alla pura ‘lingua toscana’: già già per sì sì, miga per mica; vech (per pronunciarlo esattamente in inglese si dovrebbe scrivere vetch) per vecchio e adess per adesso”.

  Finalmente a Venezia, dopo le soste di Bergamo, Brescia, Padova.

“Appena arrivato ebbi subito occasione di sentire musica per la strada, eseguita da un complesso di girovaghi formato da due violini, un violoncello e una voce; e per quanto qui passassero inosservati, come potrebbe accadere in Inghilterra per i richiami dei carbonai o delle venditrici di ostriche, erano così bravi che in ogni altro  paese d’Europa non soltanto avrebbero attirato l’attenzione, ma sarebbero stati ampiamente applauditi”.

Vedo che ha visitato tutti i luoghi dove si fa musica, compresi i conservatori femminili dove si avviano le orfanelle alla musica.

“I migliori esecutori vocali e strumentali dei Mendicanti diedero per me un concerto di due ore; questa eccellente esecuzione era uno spettacolo interessante anche per la vista oltre che per l’udito, poiché non è affatto consueto che gli esecutori – i violini, gli oboi, le viole i violoncelli, i clavicembali, i corni e persino i contrabbassi – siano soltanto donne. Dirigeva una badessa, già molto avanti con gli anni”.

  Prossima tappa Bologna, dopo un faticoso viaggio soprattutto per canali.

“Bologna ha un aspetto melanconico, alcune parti però sono belle e sontuose: i portici, posti davanti alle case, non soltanto sono eleganti ma utili e sono i più belli che abbia mai visto in Italia.

  Bologna è rinomata anche per i cibi.

“Si trovano qui frutti in grande abbondanza, soprattutto meloni e sono così dolci, profumati e a buon mercato che ne divenni goloso. Il commercio qui è costituito soprattutto dai generi alimentari; il popolo è povero ma grasso e si accontenta. Bologna è considerata la città d’Italia dove si vive più a buon mercato e per la fertilità della sua campagna ha preso il nome di ‘Bologna la grassa’. Il clero e i monasteri sono ben provvisti e immensamente ricche sono le chiese”.

  A Bologna ha avuto occasione di conoscere il quattordicenne Mozart e di far visita al famoso Farinelli, ma mi parli ora di Firenze.

“Se si deve far fede ai poeti e agli storici, Firenze fu la più antica città d’Europa in cui si sia coltivata la musica. Dante, che era fiorentino e nacque nel 1265, parla dell’organo e del liuto come strumenti ben conosciuti al suo tempo; e nel secondo canto del suo Purgatorio ebbe occasione di celebrare il talento musicale del suo amico Casella. In questa città ho pure ascoltato un’ottima esecutrice di doppia arpa, la signora Anna Fond di Vienna, che è al servizio della corte”.

  Passiamo alle esperienze romane.

“Vi ho ascoltato i più celebri interpreti, conversato con i maggiori teorici e compositori, trovato molti libri, manoscritti e anche antichità, e avevo lasciato l’incarico di cercare ciò che ancora mi occorreva a parecchi amici romani che mi avevano promesso gentilmente di aiutarmi in questo lavoro anche durante la mia assenza”.

  Dopo Roma Napoli. Ha avuto difficoltà con la parlata napoletana?

“Il napoletano differisce dal buon italiano quanto il gallese dall’inglese”.

E con la musica e i musicisti della città partenopea termina il suo viaggio musicale in Italia.  A quali conclusioni è arrivato?

“A giudicare dal numero delle istituzioni musicali e dalle esecuzioni che ho ricordato in questo mio diario, si potrebbe forse accusare gli italiani di riservare alla musica una parte anche troppo grande. La musica però è attualmente considerata una necessità in qualsiasi paese d’Europa.

 

 

Ivana Musiani

 

 

*Charles Burney (Londra 1726-1814) è stato tra i pionieri della storiografia musicale. Le frasi virgolettate sono interamente tratte dal suo Viaggio musicale in Italia.