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A cura di Francesco Romizi e Manuela Lucchini
Studi, dati e statistiche sul delicato rapporto tra uomo e ambiente, per dimostrare i gravi danni alla salute prodotti dall’inquinamento ambientale. In collaborazione con ISDE

AMBIENTE INQUINATO? SALUTE PERDUTA

Oltre il 25% delle malattie degli adulti e oltre il 33% di quelle dei bambini deriva da cause ambientali evitabili. E solo l’8% della popolazione mondiale respira aria nei limiti previsti per la salubrità: lo dice l’OMS

 

Cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, desertificazione e deforestazione, contaminazione delle falde acquifere e della catena alimentare: sono queste alcune delle conseguenze di una crescita che ha come obiettivo principale l’aumento illimitato del prodotto interno lordo: aumento che sta mettendo a rischio non solo l’equilibrio dei vari ecosistemi, ma anche la sopravvivenza stessa della specie umana.  Viviamo come se le risorse fossero illimitate, continuando a sfruttarle in modo insensato: l’“Earth overshoot day” infatti, il giorno in cui il consumo annuale di risorse del pianeta viene bilanciato dalla capacità di rigenerarle, si anticipa costantemente e dal 29 dicembre del 1979 si è ripetuto nuovamente il 22 agosto del 2020.

La correlazione tra Salute e Ambiente è una relazione fondamentale, spesso trascurata dal mondo scientifico e dalla classe medica, interessata spesso a investire più in diagnosi e cure che in ricerca e rimozione delle cause ambientali delle patologie. L’aggressione continua al nostro organismo da parte di agenti fisici e chimici genera danni multi-livello in tutti gli organi e apparati, con aumento di patologie cronico-degenerative quali cancro, obesità, diabete, malattie neuro-degenerative,  endocrine e immunologiche, sterilità e rischi per la gravidanza e per il feto.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) infatti, stima che oltre il 25% delle malattie negli adulti ed oltre il 33% nei bambini sotto i cinque anni siano dovute a cause ambientali evitabili e che si aggirano intorno ai tredici milioni le morti attribuibili annualmente ad esposizioni ambientali, di cui oltre sette milioni legate al solo inquinamento atmosferico. Poiché solo l’8% della popolazione mondiale respira un’aria che rispetta i limiti previsti dall’OMS, il problema è enorme. La maggiore suscettibilità dell’infanzia agli inquinanti è dovuta al fatto che i bambini, in proporzione al peso, respirano, mangiano, bevono più di un adulto e, per il loro comportamento sono molto più esposti ad agenti tossici.

Sempre secondo l’OMS, fra i 10 fattori ambientali a maggior rischio per la salute umana ci sono: inquinamento dell’aria, metalli pesanti quali: arsenico, cadmio, piombo, mercurio, diossine, pesticidi, benzene.  Queste sostanze nocive possono entrare nel nostro corpo con l’alimentazione, l’ingestione, l’uso di acque contaminate o attraverso la cute. Sono infatti circa centomila le sostanze chimiche di sintesi immesse in commercio, ma solo una minima parte di esse è stata testata per gli effetti sulla salute; l’azione cancerogena, ad esempio, è stata valutata dall’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) solo su 1013 agenti. Si tratta molto spesso di molecole persistenti, lipofile, accumulabili nell’ambiente e negli alimenti, che attraverso varie vie (respirazione, alimentazione, contatto cutaneo) sono in grado di superare le principali barriere dell’organismo nonché di passare dalla madre al bambino attraverso cordone ombelicale e latte materno.

In definitiva occorre cambiare paradigma. Le malattie derivanti da fattori ambientali sono per lo più malattie cronico-degenerative che si prestano bene a interventi di natura preventiva (migliorare l’ambiente di vita per mantenere la salute). Ma nella società industrializzata anche la malattia diventa fonte di profitti: attraverso gli interventi terapeutici (medicinali, interventi chirurgici, protesi ecc.), si è arrivati alla cosiddetta medicalizzazione della salute che, offrendosi come soluzione ad ogni problema, riduce gli interventi preventivi e impedisce al cittadino di capire, accettare e gestire in modo autonomo la propria condizione di salute.

La rubrica Ambiente e Salute intende dare un contributo in questo senso. Un contributo a sostegno della prevenzione e della sensibilizzazione dei cittadini e delle Istituzioni affinché si lavori per limitare (annullare, direi) le cause ambientali di alcune patologie e per il miglioramento della qualità di vita della popolazione.

 

Francesco Romizi